Il pensiero di San Bonaventura si caratterizza per una stretta aderenza alle tesi di Sant'Agostino e Sant'Anselmo e per una costante fusione tra filosofia, teologia e mistica. La sua speculazione si volge alla costante ricerca di Dio, di cui il mondo reca l'impronta secondo rinvii di tipo analogico, che è necessario decifrare nel loro progressivo avvicinarsi alla realtà eterna. E' qui che trova un senso quel viaggio mistico che conduce la mente verso Dio (Ititinerarium mentis in Deum), itinerario che è reso possibile soltanto dall'originaria presenza del divino nell'anima umana. L'anima è dotata di tre facoltà: la sensibilità, rivolta all'esterno; lo spirito, rivolto a se stesso; la mente, rivolta a ciò che è al di sopra dell'anima umana. Con le prime due facoltà è possibile riconoscere Dio attraverso le sue "impronte" nel mondo, con la terza è invece possibile percepire Dio per similitudine. E' grazie al corretto utilizzo di queste tre facoltà che l'uomo può percorrere quell'itinerario a Dio attraverso sei gradi: senso, immaginazione, ragione, intelletto, intelligenza, apice della mente. Punto d'arrivo, dovuto all'intervento della Grazia, è l'estasi mistica, settima e finale tappa del suddetto itinerario, nella quale l'anima si acquieta in Dio. |



