Un sistema pratonico-cristiano Nella filosofia di Sant'Agostimo è dominante un costante riferimento alla dottrina platonica. Suo tema fondamentale è il richiamo all'interiorità. Dio, verità assoluta Chiunque dubiti dell'esistenza della verità, sarà comunque certo del suo dubbio, il quale è tale solamente in forza della sua verità. Ne deriva che la verità esiste. La verità non appartiene però al singolo uomo ed è universale, immutabile e valida per ognuno, risultando pertanto interiore all'uomo. Ma proprio per via della sua universalità, immutabilità e validità, questa deve essere al di sopra dell'uomo, per cui la verità, pur essendo interiore all'uomo, non può ridursi all'uomo ed alla sua ragione, ragione di cui questa sarà invece canone e legge. Tale legge, che è superiore all'uomo, è Dio, verità assoluta, presente nell'interiorità dell'uomo, ma a questo trascendente. Dio illumina la conoscenza umana tramite le idee che infonde nella sua intelligenza e l'uomo può pertanto ritrovare Dio nella propria coscienza. Dio e l'uomo Sant'Agostino considera una prova dell'esistenza di Dio la necessità di una verità assoluta. Dio è infatti verità eterna ed immutabile, essere al di sopra del quale non è pensabile nulla, bene infinito, ed in quanto infinito al di sopra delle categorie dell'umano pensiero e perciò incomprensibile ed indefinibile. Dio è trascendenza assoluta, spirito puro al di là del tempo e dello spazio. Dio è provvidenza ed amore. Nonostante la sua incomprensibilità, Dio è però "intuibile" dall'uomo per mezzo delle analogie con le cose del creato, le quali portano in sé notevoli impronte di Dio. Il tempo e la creazione Dio, immutabile ed eterno, ha creato il mondo per mezzo del Lògos o Figlio, contenente in sé le idee della ragione divina. Ma che faceva Dio prima di creare il mondo? Un tale interrogativo non ha, per Sant'Agostino un senso, poiché il tempo è stato creato da Dio col mondo, essendo l'azione divina al di fuori del tempo. Il tempo è la distensione della coscienza, che ricorda e che spera. Il senso della storia Analizzando la causa del progressivo crollo dell'impero di Roma, Sant'Agostino ritiene che questo sia dovuto alla corruzione della società pagana, che Dio ha voluto colpire. Questo atto di Dio non riguarda però i cristiani, in quanto essi appartengono alla civitas Dei (città di Dio), la quale ha uno scopo che va al di là della storia. La città di Dio è composta da tutti i cristiani, che vivono nella fratellanza e nell'amore di Dio e della beatitudine: "l'amore di Dio condotto fino al disprezzo di sé stesso generò la città celeste". La città terrena è invece dominata dal male ed è subordinata alla città di Dio, poiché necessaria ai fini della seconda. Oggi le due città appaiono mescolate, in quanto i cristiani, poiché uomini, partecipano ad entrambe, ma saranno nettamente distinte nel giorno del giudizio. Il senso della storia risiede per Sant'Agostino nella progressiva costruzione della civitas Dei: la creazione non terminò con il suo atto iniziale, ma tutti gli avvenimenti della storia non sono che manifestazioni della provvidenza divina. Il male e la salvezza Dio, che è l'essere perfettamente buono, ha creato il mondo senza il male. Ne consegue che il male, il quale, al contrario da quanto sostenuto dai manichei, non ha nessuna realtà in sé e per sé, è dovuto esclusivamente alla volontà dell'uomo. Dio, infatti, ha fatto l'uomo libero e proprio per questo in grado di peccare, permettendo alle passioni d'avere il sopravvento sulla ragione. Il male quindi esiste, ma non è una realtà positiva, riducendosi ad un qualcosa di prettamente negativo, ad una privazione di bene, ad un non-essere, ad un volgersi della volontà dell'uomo "dal bene eterno ai beni temporali". Il libero arbitrio dell'uomo si è indebolito a causa del peccato originale, in forza del quale questi è incapace di resistere al male e di redimersi con il solo ausilio delle proprie forze. Perché l'uomo possa liberarsi dal male è necessario allora l'intervento dell'iniziativa divina, attraverso la Grazia. Dio, nella sua infinita bontà, dona la Grazia all'uomo, il quale non ne avrebbe nessun diritto, ma la dona a chi vuole, risultando la salvezza riservata esclusivamente a coloro che a questa sono stati predestinati. Grande fu l'insistenza di Sant'Agostino sulla necessità della Grazia, soprattutto in risposta alle dottrine di Pelagio (secolo V) e dei suoi discepoli, i quali sostenevano essere il peccato originale riferibile al solo Adamo, non essendo stato trasmesso ai suoi discendenti, i quali quindi possono guadagnare la salvezza senza la necessità di alcun intervento di Dio. L'agostinismo Le dottrine di Sant'Agostino ispirarono una corrente di pensiero teologico, filosofico e politico (agostinismo) che ebbe una profonda influenza lungo tutto il medioevo. Solo nel XIII secolo il primato dell'agostinismo fu incrinato dal confronto con l'aristotelismo. Le problematiche caratteristiche dell'agostinismo furono: l'ansia e l'amore per la verità; la conciliabilità tra fede e ragione; il primato della teologia sulla filosofia; la teoria dell'illuminazione divina; l'importanza della volontà; il senso profondo della storia; la necessità della Grazia ai fini della salvezza. Da un punto di vista prettamente politico, l'agostinismo sostenne un indirizzo teocratico, postulante la sottomissione del potere civile a quello spirituale, poiché l'unica sovranità valida è quella conferita da Dio. Brani antologici |
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