VITA
Giurista e uomo politico, l'inglese Jeremy Bentham (1748 - 1832), studiò nel collegio di Westminster e all'Università di Oxford, avviandosi poi alla carriera di avvocato.
Dopo poco tempo lasciò questo campo per dedicarsi agli studi filosofici, con particolare interesse per le prospettive di Montesquieu, Locke, Hume e Beccaria.
Nel 1785 compì un viaggio in Russia, per visitare il fratello, dove scrisse Difesa dell'usura.
Tornato in Inghilterra, portò a termine e pubblicò la sua opera principale, a cui lavorava da diversi anni, Introduzione ai principi della morale e della legislazione, che lo rese famoso sia in Europa che in America.
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Al fine di un'efficace fondazione delle proprie battaglie politiche, egli elaborò una teoria del linguaggio volta a ridurre ogni discorso a termini che facessero riferimento ad enti reali, vale a dire fisicamente osservabili.
Nella fattispecie ogni discorso su leggi e diritti viene da questi considerato assolutamente illusorio se non fa riferimento ad espressioni verbali della volontà di legislatori riconosciuti.
Egli formula una scienza della legislazione basata su due princìpi: il principio dell'utilità, che è principio normativo fondamentale, ed il principio della preferenza per se stessi, che è la generalizzazione fondamentale sulla natura umana.
Il principio della massima felicità è la base dell'utilitarismo di Bentham, il quale trasforma la morale in una sorta di calcolo del piacere e del dolore, prescindendo da ogni riferimento all'egoismo o all'altruismo fondamentale della natura umana.
[Scheda di Adriano Virgili]
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