VITA
Figlio di un pastore protestante, Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844 - 1900) studiò all'università di Bonn e di Lipsia. Giovanissimo, vinse la cattedra di filologia classica all'università di Basilea. In questa città Nietzsche ebbe modo di frequentare Richard e Cosima Wagner con i quali strinse un rapporto di intenso scambio culturale ed affettivo,
rotto più tardi nel momento in cui Nietzsche percepì in Wagner le componenti decadenti e antisemite.
Nel 1879 per problemi di salute fu costretto a lasciare l'insegnamento e trascorse circa un decennio peregrinando in diversi paesi europei, dedicandosi a un'intensa attività di studio e di scrittura, mentre la sua malattia (era affetto da sifilide) si aggravava fino a culminare nella pazzia.
|
PENSIERO
Nietzsche fu uno scrittore ed un pensatore geniale e prolifico. Impegno accanito, radicale volontà di rinnovamento, notevole acutezza e magia del linguaggio sono le note caratteristiche della sua opera, che è possibile suddividere in tre periodi fra loro collegati:
Il primo periodo (1869 - 1876)
Nella sua prima opera, La nascita della tragedia dallo spirito della musica (1872), Nietzsche critica il carattere unilaterale e riduttivo della cultura tedesca del suo tempo, in cui predomina l'uomo teoretico. Questi corrisponde al mondo della scienza e della divisione tecnica dei compiti ed è caratterizzato dalla fiducia nella possibilità di correggere il mondo per mezzo del sapere, in una vita che prende come guida la sola scienza.
Capostipite di tale modello culturale è Socrate, a cui si deve il metodo della comprensione della realtà mediante concetti. Tale comprensione subordina l'arte stessa al concetto e si stempera nella visione delle forme apollinee, di cui non si coglie la radice profonda nel dolore e nella durezza della vita.
L'impulso apollineo, che corrisponde al mondo del sogno e all'arte dello scultore, deve essere invece messo in stretta relazione con l'impulso dionisiaco, che corrisponde al mondo dell'ebbrezza e all'arte non figurativa, della musica.
Se per la loro diversità i due impulsi procedono l'uno accanto all'altro, anzi per lo più in aperto dissidio fra loro, per un miracoloso atto metafisico della "volontà" ellenica, si sono accoppiati, ed in questo accoppiamento hanno prodotto l'opera d'arte altrettanto dionisiaca che apollinea: l'antica tragedia attica.
In questo periodo Nietzsche è influenzato sia dalla metafisica di Schopenhauer, con la distinzione tra mondo della rappresentazione e mondo della volontà, sia dal dramma musicale wagneriano, con la usa pretesa di essere un'opera d'arte totale, attraverso la fusione di musica, mito, azione dell'eroe, testo poetico e plasticità scenica.
In questo Nietzsche vede la possibilità di una ripresa dello spirito tragico, intesa come sapienza che si volge con immobile sguardo all'immagine totale del mondo, cercando di cogliere in essa l'eterna sofferenza come sofferenza propria.
Si tratta così di andare oltre i limiti della cultura teoretica, incapace di poter scrutare, sulla base della causalità, l'intima essenza delle cose, e di superare lo "spirito storico-critico" della cultura presente, la quale si riduce a raccattare elementi disgregati dietro la spinta di una "eccessiva brama di sapere", e riannodare il legame tra vita e mito.
Tali temi vengono sviluppati nelle quattro Considerazioni inattuali, e in particolare nella seconda, Sull'utilità e il danno della storia per la vita (1874), in cui si denunciano i danni provocati dalla mentalità storicistica, quali la riduzione delle verità a eventi effimeri, la passività dell'uomo nei confronti della tradizione e del passato, l'identificazione del divenire della storia con un progresso univoco.
Nietzsche oppone, a favore della felicità e della vita, la capacità di dimenticare o di sentire "in modo non storico". Per essere veramente storici, cioè creatori di storia nuova e non ripetitiva del passato, bisogna guadagnare un atteggiamento antistorico e sovrastorico.
Il secondo periodo (1876 - 1882)
Con Umano, troppo umano. Un libro per spiriti liberi (1878) Nietzsche prende le distanze sia da Schopenhauer, sia da Wagner, intraprendendo la via del rischiaramento logico-scientifico, inteso come "storia della genesi del pensiero".
Indagando la nascita delle rappresentazioni di questo mondo propone "una chimica delle idee e dei sentimenti morali, religiosi ed estetici", al fine di mostrare che "anche in questo campo i colori più magnifici si ottengono da materiali molto bassi e persino spregiati" (come il razionale dall'irrazionale, la logica dall'illogicità, il disinteresse dalla brama, l'altruismo dall'egoismo e la verità dagli errori).
Egli inoltre si propone di sostituire al pathos del possesso di verità assolute "quel pathos, certo più mite e meno altisonante, della ricerca della verità".
Nel suo insieme, quest'opera di Nietzsche si presenta come un aggiornato discorso sul metodo. Tale metodo consiste nel rendere "giustizia" alla conoscenza disdegnando "tutto ciò che acceca e confonde il giudizio sulle cose", al fine di conoscerle "in modo puro", ponendole "nella luce migliore" ed esaminandole "con occhio attento".
Il libro Aurora. Pensieri sui pregiudizi morali (1881) è dedicato a scavare nei presupposti della morale, i quali sono ricondotti principalmente alla pressione della paura e del conformismo sociale ("spirito del gregge").
Nonostante ciò, in tutte le forme della morale, anche quelle del sacrificio e dell'ascetismo proprie del cristianesimo, si cerca di soddisfare comunque il senso della potenza, che è il connotato di ogni agire umano.
Ne La gaia scienza (primi quattro libri, 1882) viene criticato radicalmente il sapere scientifico, al quale è rimproverato il suo voler spiegare tutto col nesso di causa ed effetto. Questo tipo di spiegazione consente di descrivere meglio il divenire nella successione delle sue immagini, ma non ne permette la comprensione nei suoi aspetti qualitativi, frammentando il flusso dell'accadere in elementi isolati.
Il terzo periodo (1883 - 1888)
In quello che è forse il suo libro più famoso, Così parlò Zarathustra (1883-85), Nietzsche si propone il compito di pensare l'uomo e il mondo dopo che, con la secolarizzazione della cultura e della società, "Dio è morto" e dopo che noi l'abbiamo ucciso, senza essere consapevoli della "grandezza di quest'azione" e senza trarne le conseguenze relative all'annullamento delle "vecchie tavole" dei valori.
Dopo il nichilismo in cui sono dissolti i valori della tradizione platonico-cristiana, abituata a porre un altro mondo dietro questo mondo, Zarathustra insegna a essere "fedeli alla terra" servendone il senso in novità di spirito, di virtù e di valore.
Stabilire il senso della terra in modo nuovo significa però assegnargli uno scopo o una meta centrale. Sotto questo profilo Zarathustra dichiara la razionalità "impossibile" ed esalta le prospettive affrancate da ogni asservimento a una volontà estrinseca: piuttosto, le cose preferiscono danzare "sui piedi del caso". C'è però una volontà intrinseca alle cose chiamata a trasformare ogni "così fu" in un "così volli che fosse", compreso l'atto stesso del volere.
Per questo motivo il caso viene trasfigurato da una decisione che lo vuole come necessità, e a sua volta la necessità si dà solo nel caso. Lo sviluppo della dottrina dell'eterno ritorno dell'identico è il tentativo di attribuire un fondamento di senso a ciò che non s'intende lasciare nella condizione di casualità assoluta. Sulle ceneri del nichilismo condotto fino alle sue estreme conseguenze, questo mette in luce l'intento costruttivo di Nietzsche:
il divenire concepito come "eterno anello dell'essere", nella circolarità di piacere e dolore, consente di amare il mondo (amor fati) e di riscattarlo in modo immanente. Tale riscatto esige il tramonto della visione tradizionale dell'uomo, il quale deve sapersi smascherare mantenendo intatta la capacità creativa "per costruire la casa all'oltreuomo".
L'oltreuomo che Zarathustra profetizza è l'uomo che accettato il gioco è capace di costruirsi un'esistenza colma di vita e di senso.
In Al di là del bene e del male (1886) e Genealogia della morale (1887) Nietzsche s'impegna con una nuova profondità a rovesciare tutti gli apprezzamenti di valore già dati nella tradizione europea.
In particolare nella Genealogia della morale, la morale platonico-cristiana, con i suoi valori di compassione, umiltà, rassegnazione e uguaglianza appiattita sul livello dei più deboli e rinunciatari, viene indicata come la morale degli schiavi, che dicono no alla vita, e del risentimento contro le virtù praticate positivamente dagli aristocratici (magnanimità, coraggio, capacità di eccedere e di donare).
Gli ultimi scritti di Nietzsche furono raccolti dalla sorella Elisabeth, in modo arbitrario ed ispirato alle sue simpatie razziste e autoritarie, sotto il titolo di La Volontà di potenza (1901)".
[Scheda di Adriano Virgili]
|
-- La nascita della tragedia dallo spirito della musica (1872)
-- Sull'utilità e il danno della storia per la vita (1874)
-- Umano, troppo umano. Un libro per spiriti liberi (1878)
-- Aurora. Pensieri sui pregiudizi morali (1881)
-- La gaia scienza (1882)
-- Così parlo Zarathustra (1883-1885) - E-book - consultazione libera
-- Al di là del bene e del male (1886)
-- Genealogia della morale (1887)
--L'anticristo (1988) - E-book (leggi)
-- La volontà di potenza (1901)
|