FLORIANA VERNOLA
Vive e lavora a Napoli. Laureata in Lettere con una tesi sull'opera letteraria di Luigi Compagnone, è impegnata da molti anni nel campo della formazione professionale.
Si occupa da sempre di teatro sia da un punto di vista giornalistico, scrivendo per varie testate articoli di critica teatrale, sia adattando ed interpretando testi con una sua compagnia teatrale. Ha scritto poesie in napoletano, filastrocche satiriche, racconti.
Le filastrocche satiriche qui riportate sono tratte dal volume Orrori di fine millennio, Bottega Di Poesia, 2000.

Personale
Odiatissimo animale,
tu che usi il cellulare
sempre e in ogni situazione
senza alcuna educazione,
abbi almeno un po' rispetto
del teatro e del biglietto
che han pagato spettatori
certamente proprio ignari
che tu fai conversazione
fra le prime due poltrone.

Così proprio l'altra sera
- era una giornata nera -
ti ho beccato in prima fila
con la tua gran brutta cera.
Squilla dunque il cellulare
Tu ti metti un po' a parlare
Senza punto ahimé ascoltare
Chi comincia ad imprecare.

E tua moglie poverina
Certo un po' imbarazzatina
Quando è entrato il primo attore
Ha cercato di bloccare
La funesta situazione
Con un po' di educazione.
Ti ha guardato e sottovoce
Ha voluto darti luce
Ha esclamato: ehi, c'è Amleto!
E tu hai detto: ma no, è Pietro!



Strane università
Dai giochiamo un pochettino
Che non ne ammazziam nessuno
Se dovesse capitare
C'è chi ci potrà coprire.

Guarda guarda i novellini
Son contenti poverini
Di potere qui studiare
Il futuro costruire.

Ma il futuro ognun lo sa
Nessun mai lo guiderà
Nelle mani è del destino
E io mi sento sì divino.

Ora hai visto li ho mancati
Altri bossoli sprecati
Pratichiamo con pazienza
Questa nostra gaia scienza.

Il mio nome vuoi sapere?
Ma lo sai, sono il Potere!
Exit-pool
Pensavo depresso ad un lavoro
Vagando ignaro ormai di ogni futuro
Quando l'ho visto a grandezza naturale
Sprizzava forza e orgoglio nazionale.

D'istinto mi son subito voltato
E un altro ancora allora ne ho incontrato
Mi sorrideva senza esitazioni
Ecco ci sono: di nuovo le elezioni!

In fila mi guardavano beati
Tutti ex-nemici ora alleati
Perché da destra passiamo a sinistra?
Perdonateci, una piccola svista!

La posta in gioco ormai però è cambiata
In un'Italia del tutto rovinata
Votateci e vi garantiremo
Un posto al cimitero per lo meno.

Con indifferenza davvero ormai infinita
ho guardato questa nuova partita!
Io purtroppo per me così normale
Che non ho santi presso alcun altare.

Non ho più speranze né furori:
onore e gloria ai nuovi vincitori!




L'Amore ai tempi del grasso vegetale
Davvero lo avevo sempre amato
E sempre a ogni altro preferito
Dovunque noi stavamo insieme
Uniti nel piacer - quello sublime.

Il desiderio coltivavo con ingegno
Per consumarlo poi senza ritegno
E quando si scioglieva nel mio corpo
Era una nave che approdava in porto.
Tempi osceni ci hanno separato
Al profitto lo hanno assoggettato
E se cedo al piacere d'incontrarlo
So che è un piacere che nasconde un tarlo.

Un danno ahimé non calcolato
Potrebbe arrecarmi il mio palato
Nel sonno stanotte l'ho gridato:
ridatemi indietro il cioccolato!


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