ALDO CIRRI
Nato a Portoferraio. Vive e lavora a Roma. Ha scritto una quindicina tra commedie e testi teatrali, fra cui "Teatro che pazzia" (rappresentata da diverse compagnie), "Un'amica tra i piedi", "Delitto al castello", "Il sommo poeta", "Sei personaggi ritrovati".
Ha scritto anche un romanzo ("I giorni dell'uomo", per il quale ha ricevuto diversi riconoscimenti) e alcuni racconti e poesie.
IL MISTERO DEL RESPIRO

Arrivando con la nave a Portoferraio, la prima cosa che salta all'occhio sono le imponenti mura delle grandiose fortezze medicee che, come una corona turrita, dominano dall'alto l'intera cittadina. Fatte costruire da Cosimo de Medici nella seconda metà del 1500, dovevano fare del capoluogo elbano una delle roccaforti dell'egemonia medicea. Molto probabilmente servirono, più per celebrare la potenza della grande famiglia fiorentina, che per veri e propri motivi di difesa. Lo dimostra il fatto che l'agglomerato urbano, che alla fine si trovò incastonato dentro le mura, prese il nome di "Cosmopoli", cioè a dire : "La città di Cosimo".
Nei secoli successivi ne approfittarono tutti: corsari, genovesi, saraceni, inglesi, francesi, tedeschi, evidentemente l'Elba faceva gola a molti e forse fu per questo che gli inglesi ci spedirono Napoleone in villeggiatura, per dargli modo di riposarsi e di ritornare, dopo circa nove mesi di mare, alla sua usuale attività di conquistatore d'Europa. Con l'andare del tempo e con l'esaurirsi delle guerre nel vecchio continente, l'interesse delle grandi potenze europee per la posizione strategica dell'isola si esaurì, lasciando il posto all'interesse, unicamente turistico, per le sue bellezze naturali. Ma, per chi come me, ebbe la fortuna da ragazzo di giocare fra gli spalti di quei bastioni, ha conservato intatto il fascino dei segreti racchiusi in quelle antiche mura. Di segreti ce n'erano a bizzeffe: passaggi segreti, misteriose presenze, inquieti fantasmi, strani segni, quasi tutti ovviamente partoriti dalla fantasia di noi ragazzi.
Ricordo ancora il mistero della 'Mano nera' che, per molto tempo, fu l'argomento dei nostri discorsi, ogni volta che ci capitava di avventurarci nelle viscere delle fortezze. A quanto raccontavano i più grandi di noi, pareva si trattasse dell'impronta di una mano impressa su di una parete e dotata di vita propria. Chi l'aveva vista era pronto a giurare che bastava fissarla per un minuto perché si muovesse da sola! Il giorno in cui, preso il coraggio a due mani decisi di affrontare la Mano nera, rimasi deluso: una stupidissima impronta di mano stampigliata su una delle pareti della vecchia e abbandonata centrale idrica, che non aveva nessuna voglia di muoversi, neanche a guardarla per mezz'ora di fila.
Come ho detto prima, quasi tutti i segreti ed i misteri delle fortezze erano partoriti dalla fantasia di noi ragazzi... Quasi tutti, perché qualcuno era vero! E se quelli di fantasia ci impaurivano, questi ci terrorizzavano. Il 'Mistero del respiro' era uno di questi. Per spiegare come nacque questa storia, è necessario dare qualche indicazione di carattere topografico.
Per accedere nella zona racchiusa dalle fortezze, e quindi nella parte vecchia del paese, ancora oggi vengono utilizzati cinque o sei accessi costituiti da grandi ingressi ad arco che attraversano, per intero, l'enorme spessore delle mura. La maggior parte sono stati aperti molto tempo dopo la costruzione delle fortezze; solo uno o due sono contemporanei. In uno di questi, noto come 'Il voltone della Madonnina' nacque il mistero del respiro.
Il voltone della Madonnina è un tunnel a volta, scavato in parte nella roccia viva, lungo una trentina di metri, largo tre e alto circa cinque, che si apre in un angolo tra due muraglioni, sotto uno dei più imponenti bastioni delle fortezze. Il suo nome nacque dal fatto che a metà e alla fine del tunnel, a poco più di due metri da terra, si aprono due piccole nicchie che costudiscono due statuette della Madonna. Durante la seconda guerra mondiale il tunnel veniva utilizzato come rifugio antiaereo per questo, la più vecchia delle due Madonnine, alla quale infinite preghiere furono rivolte durante i terribili bombardamenti aerei, è rimasta cara ai portoferraiesi.
Fin qui nulla di strano. Fino al giorno in cui si sparse la voce che qualcuno una sera, mentre stava per imboccare il voltone, aveva sentito chiaramente un lento, ma forte e inquietante respiro! Inutile dire che la notizia impiegò poco più del record del mondo dei cento metri piani per fare il giro del paese e, come nel Barbiere di Siviglia la 'calunnia è un venticello', fra le mura medicee la paura divenne un uragano. Le varie bande dei ragazzi, che in quegli anni popolavano le strade del paese, fecero a gara per scoprire cosa si celasse dietro quel mistero. Anche la nostra banda, per non essere da meno delle altre, spavaldamente (di giorno e mai in meno di venti) fece le sue brave incursioni nei meandri del bastione, alla caccia del fantasma respirante. I più coraggiosi, per darsi un contegno, sparavano frasi della serie:
"A me il fantasma mi fa un baffo!"
"Vado io da solo a stanare questo buffone!"
E ancora:
"Se prendo il deficiente che ci respira di notte, lo disintegro!"
Le frasi erano ovviamente spacconate piene di svarioni grammaticali. Ma, ovviamente, nessuno da solo fece mai nulla. Le spedizioni alla scoperta del mistero cessarono del tutto, fino alla sera in cui un manipolo di suore dell'asilo infantile, passando per il voltone della Madonnina, sentì di nuovo il respiro. Il giorno seguente, la causa della forte diarrea che si era diffusa tra le religiose dell'istituto Tonietti, fu imputata ufficialmente ad una forte indigestione di cozze. Nessuno pensò minimamente all'inquietante respiro della fortezza ma, come abbiamo già detto, le notizie in un paese viaggiano ad una velocità di poco inferiore al record olimpico, così, il giorno seguente, tutti vennero a sapere che le cozze ed i fantasmi, una volta giunti negli anfratti intestinali delle suore, producono il medesimo effetto. Da quella volta, il mistero del respiro, stese la sua maledizione sul paese: tutti sapevano, tutti se la facevano sotto dalla paura, ma nessuno avrebbe mai ammesso l'esistenza del fantasma. La storia andò avanti fino al punto che nessuno osava passare dal voltone della Madonnina e, chi vi era costretto, lo faceva di giorno e in compagnia. Il culmine fu raggiunto il giorno in cui qualcuno, proprio sotto la nicchia della Madonnina, scrisse con della vernice rossa:
"Se sei tu diccelo!".
Di Madonne che piangevano l'Italia era già piena. Piangevano di tutto: acqua, sangue, olio ecc., ma una che respirasse non ce l'aveva nessuno! A quel punto il processo si invertì, lo spazio ai piedi della piccola nicchia si ricoprì di fiori, la gente si fermava a pregare sotto la Madonnina, oppure sostava solo per sentire se il prodigio si ripeteva, insomma stava per esplodere uno di quei casi religiosi da prima pagina, con annessa invasione di eserciti di giornalisti e schiere di baciapile pronti a tuffarsi su tutto ciò che sapeva di miracolo. Qualcuno suggerì di far intervenire la scienza con esami clinici e analisi specialistiche del fenomeno, ma nessuno dei medici del paese volle applicare lo stetoscopio alla statuetta né, come qualcuno pretendeva, di misurare la pressione. Alla fine sfortunatamente (o fortunatamente) accadde quello che nessuno si aspettava: il respiro cessò. Nessuno sapeva dire se era stata la Madonnina a mettersi d'accordo con il fantasma per non veder trasformare il voltone in un santuario, o se fu il fantasma aveva deciso di smettere perché non gli andava di passare per miracolo, avendo una dignità da difendere come spettro.
Il mistero del respiro, con gli anni, finì nel dimenticatoio insieme ad un'infinità di altre cose. Passarono anche i miei vent'anni. Fra non molto anch'io avrei lasciato l'isola sotto le spoglie di pseudo-emigrante con il desiderio di ritornarci per esprimere gli ultimi desideri.
Una sera - non ricordo dove venivo né dove andavo - mi ritrovai ad imboccare il voltone della Madonnina e, improvvisamente eccolo: il respiro! Mi fermai allibito, non l'avevo mai sentito! Era inequivocabilmente un respiro, un soffio alternato, costante e forte.
Mi fermai all'ingresso del tunnel, cercai di calmare le emozioni (tra cui una forte inquietudine) che mi assalivano e cominciai a girarmi lentamente attorno per capire da che parte proveniva quello strano suono. Bastò poco per individuarne la fonte: il respiro veniva dall'alto!
Alzai la testa e mi spostai lentamente all'indietro, verso l'esterno dell'imboccatura del voltone. A circa tre metri del bordo superiore dell'arco era fissato un grosso ed antico stemma in marmo della famiglia dei Medici: il famoso scudo con le sei palle. Il respiro proveniva da lì!. Mi spostai ancora di qualche passo all'indietro tenendo sempre gli occhi sullo stemma. Improvvisamente il respiro cessò e il fantasma, bianco e silenzioso, si sollevò dalla sommità del blasone dell'antica casata fiorentina, allontanandosi indisturbato nella notte. Lo seguii sorridendo finché non sparì nel buio del bastione della cornacchia.
Imboccai il voltone della Madonnina con ancora il sorriso sulle labbra pensando a come, anni prima, un terribile e spaventoso mistero fosse stato custodito da un vecchio e tranquillo barbagianni.


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