ANDREA MOLINO
Nato a Milano nel 1954, sociologo. Ha vissuto numerose realtà lavorative differenti in aziende molto grandi e strutturate, come pure in piccole realtà artigianali e in proprio.
Ha iniziato la sua carriera professionale come giornalista e, pur avendo cambiato percorso consolidando la sua esperienza in attività legate all'organizzazione e gestione di processi complessi, ha mantenuto vivo l'interesse per la scrittura.
Attualmente si occupa di formazione professionale rivolta a adulti disoccupati. Negli ultimi periodi ha accentrato il suo interesse rispetto alle dinamiche aziendali e, prendendo spunto da accadimenti reali osservati nella società presso la quale lavora, produce dei racconti brevi che vogliono sottolineare la particolarità dei comportamenti umani in situazioni lavorative strutturate.
[e-mail: amolino@italialavoro.it]



Indice dei racconti
Visibilità di ritorno Best Pratics
VISIBILITA' DI RITORNO

Nina sta attraversando, nell'ufficio dove lavora da alcuni anni in qualità di segretaria tuttofare con un sano contratto di co.co.co, un momento molto difficile.
Non è certo il primo. Ma in questo frangente si sente particolarmente maltrattata: è come se ci fosse una congiura contro di lei.
Il capo continua a trattarla con cortesia e apparente rispetto, ma di avanzamenti, gratificazioni o assunzioni definitive, come è capitato a quel ragazzotto promosso da poco (anche se è arrivato da cinque mesi e sul lavoro non ha combinato nulla), non se ne parla assolutamente.
I lavori assegnati cambiano da collega a collega. A lei toccano, sempre più spesso, quelli con minore grado di gratificazione.
Ha deciso, con uno sforzo immane e intaccando la sua natura schiva e dignitosa, di andare a lamentarsi con il grande capo. Lui, dopo mesi di anticamera, le ha concesso un'udienza.
Non sa bene come esordire, ma decide che è meglio essere diretta:
- Signor direttore, da troppi anni non ricevo una gratificazione o un riconoscimento per il mio lavoro. Sono convinta di aver svolto sempre quanto a me richiesto con competenza e massima disponibilità, arrivando anche a risultati più che dignitosi. Non riesco però a capire perché io sono sempre ferma e agli altri si riconoscono onori spesso non meritati.
Il direttore la guarda con una espressione quasi commiserevole e le risponde allargando le braccia:
- Signorina, il problema è che lei non ha visibilità di ritorno.
Nina, confusa, lo guarda con atteggiamento interrogativo, quasi da ebete, e domanda balbettando:
- Visibilità di ritorno... E cosa vuol dire?
Il direttore, con sufficienza e meraviglia, conferma:
- Sì. Ho detto visibilità di ritorno: gli altri, di cui lei parla con disappunto, sono colleghi rispetto ai quali dai superiori e, soprattutto, da persone influenti ci vengono inviati segnalazioni e commenti positivi. Questa è la visibilità di ritorno.
Nina si permette di ricordare al direttore che il suo giovane collega, appena promosso, oltre a svolgere mansioni inferiori alle sue ha, in una recente occasione, millantato di aver svolto e concluso un lavoro da lei impostato e gestito, prendendosene i meriti in pubblico.
Il direttore, tranquillo, le risponde:
- Lo vede? E' colpa sua; dovrebbe svegliarsi.
La confusione di Nina aumenta e chiede ulteriori spiegazioni, anche a costo di sembrare troppo lenta e inadeguata. Fondamentalmente, ella sente nascere dentro di sé un profondo senso di indignazione.
Il direttore, con fare paziente, insiste sulla sua teoria e consiglia a Nina di trovare il modo per far giungere alla direzione segnali esterni, che la posizionino in spazi di classifica elevata, nell'ambito della visibilità di ritorno.
Al rientro a casa, è talmente disorientata e confusa che decide di chiedere a Nino di aiutarla a capirci qualcosa. In particolare, vuole spiegazioni sul significato della parola mobbing, che sente ripetere con crescente insistenza in ufficio.
Nino, da bravo studente universitario, si produce in una spiegazione approfondita e esauriente del termine e Nina crede di aver individuato quasi con certezza che si tratta della situazione che lei sta vivendo.
Nino, non convinto fino in fondo della capacità di lettura della realtà di Nina in quanto troppo coinvolta, le chiede maggiori spiegazioni su quanto ha vissuto in ufficio negli ultimi periodi e lei non si risparmia in racconti e ricordi appassionati.
Più ascolta, più in Nino si consolida la certezza di aver capito. Annuisce senza interromperla e, alla fine dell'ultimo sofferto racconto sull'incontro con il direttore,, sbotta con un sincero:
- Ma questo non è mobbing. E' tutto molto più semplice: si tratta solo di trovare una adeguata raccomandazione!.
Nina è ancora più disorientata e esclama a voce alta:
- Ma lui ha parlato di visibilità di ritorno.
- Certo - la interrompe Nino. - E' solo un termine più moderno, ma il significato è lo stesso.
Povera Nina. Si era montata la testa e credeva di essere l'interprete, suo malgrado, di una nuova avventura: il mobbing. Si trattava invece della vecchia e cara piaga delle raccomandazioni: una prerogativa, nella sua ingenuità, esclusiva dell'impiego pubblico.
Potere della globalizzazione: in questi nostri tempi travagliati, una raccomandazione, anche se piccola, non si nega a nessuno!


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