CRISTINA BOVE
Nata a Napoli nel 1942, vive a Roma dal '63, anno in cui si è sposata. Ha quattro figli e due nipotini. Dipinge, scolpisce, affresca, legge di tutto e qualche volta scrive. Si appassiona alla vita, nella gioia e nel dolore; la interessano le persone che cercano la propria verità e che non hanno bisogno di dogmi né di maestri per sentirsi in sintonia col divino...
Oggi, con una salute alquanto precaria, sorretta da una forza che a volte meraviglia perfino lei stessa, si sforza di apprezzare il lato positivo della sua esistenza, senza però smarrire la consapevolezza che esiste anche una parte oscura del mondo.
Ha smesso da tempo di porsi domande profonde, poiché crede che le risposte ad esse appartengano a una dimensione imperscrutabile, irraggiungibile dalla nostra dimensione attuale.

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Ad una ad una

Ad una ad una
si dileguano forme
di pensiero
nell'ombra che le assedia
smemorando pianeti
e ciò che muove e muta
e trascolora
accenna lungo gli orli
della Parvenza
luce smeriglio abbaglio
astro che si rifrange
su miracoli estremi

Domani
rose candide al Tempio
e trasparenze
trasmuteranno i riti e le misure
e il Maestro dell'Arca
ali di suono
avrà per noi
voli leggeri appena
un soffio di colibrì.
Abbracciata

Abbracciata a me stessa
cingo la solitudine
del mio mistero
catena d'ore
anelli di parole
ultime
non più gridate
appena sussurrate
solo pensate...

Ho perso l'abitudine
di correre
di contrastare il vento
ho solo voglia
d'aspettare placida
la carezza di Dio...

Chiamatemi
soltanto se l'Amore
vi chiedesse di me...!
Amo le voci

Amo le voci che parlano sommesse
che sanno dire senza farti male
che scelgono il silenzio
quando è bene tacere.

Amo la voce mite e convincente
che sa guidare
ma non è invadente
che sa esprimere il senso del divino
senza dimenticare quello umano.

Amo il silenzio fra una nota e l'altra
la pausa fra due suoni
chi siede accanto senza raccontare
e sa guardare senza giudicare
chi la sua verità sa contenere
e la sua voce dentro
sa ascoltare
senza farne clamore
chi riconosce con il suo coraggio
i tranelli dell'io
celati nelle cifre di un messaggio
che ci sembra di Dio.

Amo chi può far finta di dormire
per farti sentir libero di andare
e custodisce alate poesie
per il suo amore.
A me

A me
che da lontano mare di terra
magma
approdo a calcinate banchine
ossari e nebulosi
fantasmi di velieri
portandomi indicibili lutti
e squarci mai richiusi
si chiede ancora un gemito.

Ma io non piango più
né voglio più gridare
mi sono fatta un nido
sull'albero spezzato di maestra
ultimo assedio all'acqua
d'un morto galeone.

E volo
oltre i rimbombi
e i laceranti numi
ali sparute
residue remiganti
piume ne ho perse tante
e guardo in faccia il sole
a costo di morire.


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